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日志


4月7日

Fanne una realtà

 

L'INNO ALLA VITA

La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila.

Madre Teresa di Calcutta

 

4月5日

Le 12 liriche del papa

Le Poesie

Ecco alcune poesie tratte dal Trittico romano l’opera consegnata alle stampe in polacco nel Marzo del 2003. Una raccolta di dodici liriche dove il pontefice si confessa riesanima il suo pontificato segue il filo dei ricordi, delle emozioni, dei sentimenti. I versi che il Papa ha chiamato meditazioni e diviso in tre momenti. La natura, la contemplazione della Cappella Sistina e del genio di Michelangelo, e una sorta di testamento che il Pontefice affida ai Cardinali.

Lo stupore

Il Primo Vedente

Dio dell’Alleanza

Epilogo                                                             

 

 

Lo stupore

 

Seno di bosco discende

al ritmo di montuose fiumare.

Questo ritmo mi rivela Te,

il Verbo Primordiale.

Com'è stupendo il Tuo silenzio

in tutto ciò che da ogni dove propaga

un mondo reale...

che assieme al seno di bosco

scende giù da ogni versante...

tutto ciò che con sé trascina

l'argentata cascata del torrente,

che dal monte cade ritmato,

trasportato dalla propria corrente...

- dove trasportato?

 

Che hai detto, torrente di monte?

In che luogo t'incontri con me?

Con me che sono altresì perituro

come te, siffatto...

Ma cosiffatto come te?

 

(Di fermarmi qui, acconsenti -

consentimi di fermarmi al varco,

ecco uno di questi semplici portenti.)

Non si stupisce una fiumara scendente

e silenziosamente discendono i boschi

al ritmo del torrente

- però un umano si meraviglia.

Il varco che un mondo trapassa attraverso l'uomo

è dello stupore la soglia,

(una volta, proprio questo portento fu nominato "Adamo".)

Ed era solo, col suo stupore,

tra le creature senza meraviglia

- per le quali esistere e trascorrere era sufficiente.

L'uomo, con loro, scorreva sull'onda dello stupore!

Meravigliandosi, sempre emergeva

dal maroso che lo trasportava,

come per dire a tutto il mondo:

"fermati! - in me hai un porto,

in me c'è quel luogo d'incontro

col Primordiale Verbo" -

"fermati, questo trapasso ha un senso,

ha un senso... ha un senso... ha un senso!"

 

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Il primo Vedente

"In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" - dice Paolo all'Areopago d'Atene -
Chi è Costui?
Come se fosse l'ineffabile spazio che avvolge tutto -
Lui il Creatore:
Domina ogni cosa, traendo l'esistenza dal nulla, e non soltanto in principio, ma di continuo.
Tutto perdura divenendo perpetuamente -
"Al principio era il Verbo e per mezzo di Esso tutto è stato fatto".
Il Mistero del principio nasce assieme al Verbo, si rivela attraverso il Verbo.
Verbo - perenne visione ed enunciazione.
Colui che creava, vedeva - vide "che ciò era buono", scorgeva con un concetto diverso dal nostro.
Lui - il primo Vedente -
Vedeva, ritrovava in tutto un'orma del suo Essere, della sua plenitudine -

Vedeva: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius -
Il nudo e il trasparente,
il vero, il buono e il bello -

Scorgeva con un concetto insolito, estraneo al nostro.
Una perenne visione ed enunciazione:
"Al principio era il Verbo e per mezzo di Esso tutto è stato fatto",
il tutto, in cui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo -
Il Verbo, lo stupendo Verbo primordiale, come un'invisibile soglia
di tutto ciò che è stato creato, esiste ed esisterà.
Come se il Verbo fosse la soglia.

La soglia del Verbo, in cui tutto era di foggia invisibile,
la divina e l'eterna - dietro questa soglia iniziano gli eventi!
Mi trovo sul limine della Sistina -
Forse tutto ciò era più facile interpretare nel linguaggio della "Genesi" -
Ma il Libro aspetta l'immagine.- E giusto. Aspettava un suo Michelangelo.

Perché Colui che creava, "vedeva" - vide, che "ciò era buono".
"Vedeva", ed allora il Libro aspettava il frutto della "visione".
O uomo che vedi anche tu, vieni -
Sto invocandovi "vedenti" di tutti i tempi.
Sto invocandoti, Michelangelo!

Nel Vaticano è posta una cappella, che aspetta il frutto della tua visione!
La visione aspetta l'immagine.
Da quando il Verbo si fece carne, la visione, da allora, aspetta.
Stiamo sulla soglia del Libro.
Questo è il Libro delle Origini - Genesis.
Qui, in questa cappella lo ha descritto Michelangelo,
non con le parole, ma con una ricchezza
affluente dei colori.
Entriamo, per rileggerlo,
passando dallo stupore allo stupore.

Così, allora, è qui - vediamo e riconosciamo
il Principio che sorge dall'inesistenza,
ubbidendo al Verbo della creazione;
Qui traspira da queste mura.
Ma forse la Fine affiora più intensamente.
Sì, ancor più efficacemente traspare il Giudizio.
Un Giudizio, un finale Giudizio.
Ecco la via che tutti attraversiamo -
ognuno di noi.

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Dio dell'alleanza

O Abramo - Colui che entrò nella storia dell'uomo,
desidera, soltanto attraverso te, svelare questo mistero, celato dall'esordio del mondo,
un mistero più remoto del mondo!

Se oggi percorriamo questi luoghi,
da cui, tempo fa, era partito Abramo,
dove aveva udito la Voce, dove si era compiuta la promessa,
solo perché
potessimo fermarci sul limine -
per attingere al principio dell'Alleanza.

Poiché Dio aveva manifestato ad Abramo,
cosa è, per un padre, il sacrificio del proprio figlio - un'immolata morte.
O Abramo - così Dio ha amato il mondo,
che ha consacrato il suo Figlio, perché ognuno, che avrà fede in Lui,
possa attingere alla vita eterna.
- Fermati -
Io porto dentro di me il tuo nome,
il nome - segno dell'Alleanza
che il Verbo Primordiale ha stretto con te,
ancor prima che creasse il mondo.
Ricorda questo luogo, quando andrai via da qui,
luogo che rimarrà in attesa del suo proprio giorno –

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Epilogo

E proprio qui, ai piedi di questa stupenda policromia sistina,
si riuniscono i cardinali -
una comunità responsabile per il lascito delle chiavi del Regno.
Giunge proprio qui.
E Michelangelo li avvolge, tuttora, della sua visione.
"In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo..."

Chi è Lui?
Ecco, la mano creatrice dell'Onnipotente Vecchio, diretta verso Adamo...
Al principio Dio ha creato...
Costui che vede tutto...

La policromia sistina allora propagherà la Parola del Signore:
Tu es Petrus - udì Simone, il figlio di Giona.
"A te consegnerò le chiavi del Regno".
La stirpe, a cui è stata affidata la tutela del lascito delle chiavi,
si riunisce qui, lasciandosi circondare dalla policromia sistina,
da questa visione che Michelangelo ci ha lasciato -
Era così nell'agosto e poi nell'ottobre, del memorabile anno dei due conclavi,
e così sarà ancora, quando se ne presenterà l'esigenza dopo la mia morte.
All'uopo, bisogna che a loro parli la visione di Michelangelo.
"Con-clave": una compartecipata premura del lascito delle chiavi, delle chiavi del Regno.
Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine,
tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio.
E' dato all'uomo di morire una volta sola e poi il Giudizio!

Una finale trasparenza e luce.
La trasparenza degli eventi -
La trasparenza delle coscienze -
Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni al popolo -

Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius.
Tu che penetri tutto - indica!
Lui additerà...

 

3月28日

Per la gente dall'Oriente all'Occidente

Buona Pasqua!


Nei miei sogni ho immaginato
un grande uovo colorato.
Per chi era? Per la gente
dall'Oriente all'Occidente:
pieno, pieno di sorprese
destinate ad ogni paese.
C'era dentro la saggezza
e poi tanta tenerezza,
l'altruismo, la bontà,
gioia in grande quantità.
Tanta pace, tanto amore
da riempire ogni cuore




Kisssssss ......... Raffy ........
3月26日

TENEREZZA

 

UN RAGAZZO RIBELLE

 

 

Nun c'era la mamma

a casa del Fijol prodigo,

quell'ambiente je stava a pesà

nun vedeva l'ora de scappà.

Nun abbasta un padre,

nun abbasta la ricchezza

a che cià fame de tenerezza.

"Na casa è vota e mette tristezza

si nun c'è na voce

che te chiama cò delicatezza,

si nun c'è un seno che te strigne

morbido peno de amore

e invade de dorcezza er core.

Si nun c'è na voce

 che canta la ninna nanna

mentre accompagna er regazzino a letto

e je da la bona notte cor bacetto.

 

Tutta la famija è sola

quanno manca 'na mamma che consola

che ascorta e co' lo sguardo

già capisce l'espressione

senza bisogno di 'na spiegazione,

co' lei te senti sicuro importante

pe' te è la mejio de tutte quante!

 

Questo ar Fijol prodigo je mancava,

se sentiva asfissià,

e er voto che ci aveva drento

nun lo poteva sopportà.

Nisuno ce parlò,

nisuno lo fermò,

l'angoscia lo spinse lontano

a cercà chi je dava 'na mano

e un  pò de calore umano.

 

Ma fori de casa nun ce capì più gnente,

se buttò nelo stordimento, nell'illusione...

la vita sua era finita in mano alla gente

che lo ridusse come un pezzente,

je torse ogni libertà

e lo privò dela dignità.

Pe' nun morì de fame

tornò indietro in quela casa

indove la mamma nun ce stava

ma er padre da sempre lo aspettava.

 

Elide

 

 

 



 

3月24日

A mia madre

 
 
 
A MIA MADRE
 
Ecco la luce del sole
nelle azzurre acque si specchia
come il fuoco che brucia
come l'amore materno
come il cotrasto tra paradiso e inferno.
Scompare ma poco dopo appare la tua figura
come il sole al crepuscolo
che nelle grigie giornate le anime allieta.
 
                        Flaminia Busatta
                                                                                  

3月18日

Parole d'amore

 

Che hai, che abbiamo,
che ci accade?
Ahi il nostro amore È una corda dura
che ci lega ferendoci
e se vogliamo
uscire dalla nostra ferita,
separarci,
ci stringe un nuovo nodo e ci condanna
a dissanguarci e a bruciarci insieme.

Che hai? Ti guardo
e nulla trovo in te se non due occhi
come tutti gli occhi, una bocca
perduta tra mille bocche che baciai, più belle,
un corpo uguale a quelli che scivolarono
sotto il mio corpo senza lasciar memoria.

E che vuota andavi per il mondo
come una giara di color frumento,
senz'aria, senza suono, senza sostanza!
Invano cercai in te
profondità per le mie braccia
che scavano, senza posa, sotto la terra:
sotto la tua pelle, sotto i tuoi occhi,
nulla,
sotto il tuo duplice petto sollevato,
appena
una corrente d'ordine cristallino
che non sa perché corre cantando.
Perché, perché, perché,
amore mio, perché?

                                                   Pablo Neruda

 

 

 

Libres Rimes

Et puis quand le soir s'envole
et que les mots ne suffisent plus
à nous rapprocher
je voudrais encore un court instant
tenir ton visage au creux de ma main
hésitant dans cette caresse
comme si je voulais en mémoire de nous
laisser un signe sur ta joue




Je marcherai avec toi
au rythme de ton pas
alors que le jour se meurt
je raffermirai mon étreinte
tandis que dans le ciel l'une après l'autre
s'allumeront les étoiles







 

3月12日

Rodari

Per la musica di sottofondo clicca sul titolo del brano:   Corcovado (Quiet Nights)

 Promemoria

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari

3月8日

Chanson d'amour

 

~ Chanson d'amour ~

  

Nel mio cielo al crepuscolo (Venti poesie d'amore..., XVI)

Nel mio cielo al crepuscolo sei come una nube
e il tuo colore e la forma sono come io li voglio.
Sei mia, sei mia, donna dalle labbra dolci
e vivono nella tua vita i miei sogni infiniti.

La lampada della mia anima ti fa rosa i piedi,
il mio acido vino è più dolce sulle tue labbra,
oh mietitrice della mia canzone d’imbrunire,
come ti sentono mia i miei sogni solitari!

Sei mia, sei mia, vado gridando nella brezza
della sera, e il vento trascina la mia voce vedova.
Cacciatrice del fondo dei miei occhi, il tuo furto
ristagna come l’acqua il tuo sguardo notturno.

Nella rete della mia musica sei prigioniera, amor mio,
e le mie reti di musica sono ampie come il cielo.
La mia anima nasce sulla riva dei tuoi occhi a lutto.
Nei tuoi occhi a lutto inizia il paese del sogno.

Pablo Neruda

 

Noi siamo le donne!

CREDO DI UNA DONNA

Noi, esseri umani e donne, sospese sull'orlo del nuovo millennio. Noi siamo la maggioranza della specie, ma abbiamo abitato nell'ombra. Noi le invisibili, le analfabete, le sfruttate, le profughe, le povere.
E noi votiamo: mai più.
Noi siamo le donne affamate di riso, casa, libertà, delle altre, di noi stesse.
Noi siamo le donne assetate di acqua limpida e risate, di letture, d'amore.
Noi siamo esistite in tutti i tempi, in ogni società.
Siamo sopravvissute al nostro sterminio. Ci siamo ribellate  e abbiamo lasciato dei segni.
Noi siamo la continuità, intessiamo il futuro col passato, la logica con la poesia. Noi siamo le donne che tengono duro e gridano: - Sì! - .
Noi siamo le donne dalle ossa, voci, menti, cuori spezzati  eppure siamo le donne che osano sussurrare : - No ! - .
Noi siamo le donne la cui anima nessuna gabbia fondamentalista può contenere.
Noi siamo le donne che rifiutano di permettere che si semini morte nei nostri giardini, nell'aria, nei fiumi, nei mari.
Noi siamo, tutte e ciascuna, preziose, uniche, necessarie. Noi fatte più forti, benedette, sollevate perché non uguali. Noi siamo le figlie del desiderio. Noi siamo le madri che daranno alla luce la politica del XXI secolo.
Noi siamo le donne da cui gli uomini ci hanno messo in guardia.
Noi siamo le donne che sanno che tutte le questioni ci riguardano, che reclamano il loro sapere, reinventeranno il loro domani, discuteranno e ridefiniranno ogni cosa, incluso il potere.
Sono decenni ormai che lavoriamo a dar nome ai dettagli del nostro bisogno, rabbia, speranza, visione. Abbiamo rotto il nostro silenzio, esaurito la nostra pazienza. Siamo stanche di enumerare le nostre sofferenze  per intrattenere o essere semplicemente ignorate. Ne abbiamo abbastanza di parole vaghe e attese concrete; abbiamo fame d'azione, dignità, gioia. Intendiamo fare di meglio che resistere e sopravvivere.
Hanno tentato di negarci, definirci, piegarci, denunciarci; ci hanno messo in prigione, ridotte in schiavitù, esiliate, stuprate, picchiate, bruciate, asfissiate, seppellite  e ci hanno annoiate. Ma niente, neppure l'offerta di salvare il loro agonizzante sistema, ci può trattenere.
Per migliaia di anni, le donne hanno avuto responsabilità senza potere mentre gli uomini avevano potere senza responsabilità. Agli uomini che accettano il rischio di esserci fratelli offriamo un equilibrio, un futuro, una mano. Ma con loro o senza di loro, noi andremo avanti.
Perché noi siamo le Antiche, l'Essere Nuovo, le Native venute per prime e rimaste, indigene come nessuno. Siamo la bambina dello Zambia, la nonna della Birmania, le donne del Salvador e dell'Afganistan, della Finlandia e di Fiji. Siamo canto di balena e foresta pluviale; l'onda sommersa del mare che monta, immensa, a spezzare in mille frammenti il vetro del potere. Siamo le perdute e le disprezzate che, piangendo, avanzano nella luce.
Questo noi siamo. Siamo intensità ed energia. Siamo i popoli del mondo che parlano  che non aspetteranno più e non possono essere fermati.
Siamo sospese sull'orlo del millennio alle spalle la rovina, davanti nessuna mappa, il sapore della paura acuto sulle nostre lingue.
Eppure faremo il salto.
L'esercizio dell'immaginazione è un atto di creazione.
L'atto di creazione è un esercizio della volontà.

Tutto questo è politica. E possibile.

Pane. Un cielo pulito. Pace vera. La voce di una donna che canta chissà dove, melodia che spira come fumo dai falò campestri. Congedato l'esercito, abbondante il raccolto, rimarginata la ferita, voluto il bambino, liberato il prigioniero, onorata l'integrità del corpo, ricambiato l'amante. Magico talento di trasformare i segni in significato. Uguale, giusto e riconosciuto il lavoro. Piacere nella sfida che porta, concordi, a risolvere i problemi. La mano che si alza solo nel saluto. Interni dei cuori, delle case, dei paesi così solidi e sicuri da rendere finalmente superflua la sicurezza dei confini. E ovunque risate, sollecitudine, festa, danze, contentezza. Un paradiso umile, terrestre, ora.
Noi lo renderemo reale, nostro, disponibile. Noi disegneremo la politica, la storia, la pace. Il miracolo è pronto.

Credeteci.

Siamo le donne che trasformeranno il mondo.

Tratto dalla conferenza mondiale di Pechino, agosto/settembre 95.

 

Auguri a tutte le donne del mondo !!

 

Mimosa

Sto abbracciato a te

 

 

E sto abbracciato a te 
senza chiederti nulla, per timore 
che non sia vero 
che tu vivi e mi ami. 
E sto abbracciato a te 
senza guardare e senza toccarti. 
Non debba mai scoprire 
con domande, con carezze, 
quella solitudine immensa 
d'amarti solo io.

~ Pedro Salinas ~

 

2月26日

Lentamente muore chi......


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
 
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita'.
                                                Pablo Neruda

In questa poesia mi ritrovo: è un pò il mio profilo ed è diventata il mio stile di vita ed uno sprono ad affrontare la vita con le sue difficoltà e piattezze.

2月24日

Amando di Giancarlo

Amando, amando

mi domando dove andrò.

Amando, amando                                          Kisses 

mi difendo, però...

Troppe rinunce, amando

certezze, quasi mai.

E son cresciuto

amando, amando a modo mio. Anch'io.

Decisamente più prudente

molto meno incosciente.

Questo amare che non ha alternative

più lo scacci dai pensieri, più vive.                         

 Love Song                                      Morph 





Coccinella

Coccinella                                                          

 Occhi neri come caffè
bocca che più grande non c'è

Alta mezzo metro e non più
Coccinella sei tenera tuuuu

Sei fratelli per compagnia
cani e gatti a casa tua
                                                                                
non stai ferma un attimo mai
Coccinella che libera vai, vai, vai

Coc-ci-nel-la, prepotente un po' di più
Coc-ci-nel-la, vinci sempre tu!

Coc-ci-nel-la, chi non è d'accordo guai
Coc-ci-nel-la, che vulcano sei!

Quanti batticuori perooò
quanti sogni a cui dire di nooo...

 

 

PoeSie X Me!!!!!

coccinella dalla faccia bella
hai il viso di una stella
ma il sorriso un pò nascosto.......

Coccinella con tre ci
come stai, che fai lì?
coccinella con tre elle
una stella tra le stelle
coccinella ecco un abbraccio
dimmi solo se ti piaccio
coccinella pari a nessuna
porta l'amore e un pò di fortuna
coccinella rossa e bianca
la novella ormai è stanca
coccinella tutta a pois
io ti aspetto.............
vieni qua.